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QUI NON SI FA POLITICA

 

La recente proposta dell'assessore Foschini di un rincaro degli affitti per le associazioni iscritte all'albo non è che l'ennesimo segnale di un giro di vite che questa amministrazione a "360 gradi" sta portando avanti nei confronti dell'esperienza, della cultura e dell'impegno politico e sociale progressista in città. Una politica fatta di sgomberi e "dialoghi difficili", che con il "caro-affitti" tocca un nodo ben più importante: quello della mancanza di spazi liberi d'aggregazione e di iniziativa politica e sociale. Rispetto a questa esigenza i gesti concreti dell'amministrazione comunale sono stati la chiusura di un'esperienza importante come la Casa delle Donne per non subire violenza, il TPO sgomberato con incredibile tempismo dopo l'OCSE in Agosto, da via Irnerio per un posto provvisorio e decentrato in via Lenin ed una trattativa umiliante con il Livello 57, soggetta alla pressione della lobby del mattone e della cementificazione selvaggia alla quale, evidentemente, neanche il ponte di via Stalingrado ha retto.

Ecco, quindi, arrivare quest'altra iniziativa che questa volta colpirà l'associazionismo medio-piccolo, dal volontariato di quartiere a soggetti come Amnesty International o il GVC. E' la dimostrazione che la giunta Guazzaloca si è posta "un'impegno concreto": quello di ammutolire le voci di dissenso e contestazione per risolvere in proprio, e con l'aiuto degli sponsors dei poteri forti, le contraddizioni cittadine dietro un "buon senso amministrativo" che nasconda la tutela degli interessi economici ovvero quel miliardo e trecento milioni che il comune conta di recuperare per investirli in "progetti dell'associazionismo ritenuti degni di merito" secondo criteri e logiche già viste. Quali? Forse quelli dei comitati "spontanei" di cittadini che fino ad oggi l'amministrazione ha usato e fomentato sui problemi dell'immigrazione e della viabilità? Oppure quelli del non profit arrembante pronto a convenzionarsi con questa amministrazione per entrare nella privatizzazione di beni e servizi sociali erogati dal comune? L'interesse di Formigoni, presidente della regione Lombardia, all'esito di questa proposta e la nota appartenenza ciellina dell'assessore Foschini completano il quadro.

 

Il messaggio è chiaro: QUI NON SI FA POLITICA. Con questo motto scritto nei locali pubblici, durante il ventennio fascista, si ricordava alla cittadinanza che nessuna velleità di cambiamento sociale poteva passare sopra gli equilibri politici e sociali stabiliti altrove, che nessun soggetto politico sarebbe stato legittimato oltre le forme corporative riconosciute dallo stato. Allo stesso modo, oggi, quello che noi definiamo un "nuovo fascismo" è la coniugazione di queste intenzioni, di una nuova forma di autoritarismo nel contesto di un mercato globalizzato. E' la stessa logica che postula il libero scambio delle merci, la competizione globale e sigilla i confini geografici tra un nord del mondo sempre più ricco ai danni di un sud sempre più povero, dove l'immigrazione è per forza criminalizzata e clandestina, soggetto debole di una campagna sulla insicurezza sociale che deve nasconderne ben altre (la precarizzarione, la disoccupazione, l'insicurezza sul lavoro, ecc.), quando non diventa utile mano d'opera da sfruttare a basso costo. A Bologna "Non si fa politica", se questa politica è quella che denuncia quotidianamente chi, dall'alto, promuove queste dinamiche o le accetta passivamente. "Non si fa politica" se è quella di chi combatte contro la speculazione edilizia, contro l'inquinamento ambientale, lo sfruttamento, la discriminazione di genere, razza o pensiero, di chi sceglie forme di democrazia dal basso per un impegno di giustizia, e denuncia il neoliberismo selvaggio che ha reso una merce la dignità umana (mentre stavamo per ricordare il rogo di Santa Caterina di un anno fa è notizia di questi giorni di un nuovo incendio con due morti), ed ora, vuole affittare a prezzo di mercato la partecipazione democratica della cittadinanza attiva. Chi non si adegua viene criminalizzato, represso in corteo o, se sta zitto, ignorato; E così a Bologna, mentre la dismissione di ex aree militari diventa l'occasione non per costruire nuovi spazi di socialità, ma "lager" per immigrati come nel caso del costituendo Centro di Detenzione Amministrativa di "Via Mattei", ad altre situazioni, che dal niente stanno costruendo proposte concrete di aggregazione ed iniziativa democratica, come in Via Ranzani, il Comune non ha perso tempo a ricordare la provvisorietà.

Per questo, perché crediamo che il "caro-affitti" sia solo la punta di un iceberg, parteciperemo alla manifestazione di

sabato 31 Marzo in
Piazza Maggiore dalle 11 alle 13

con tutte le altre realtà bolognesi.

 

Ma fin da ora invitiamo la cittadinanza attiva e democratica, le associazioni ed i soggetti interessati ad aderire alla manifestazione del

21 Aprile, partecipando alle riunioni organizzative di via Ranzani, 4 del mercoledì sera, costruendo con noi un appello e la mobilitazione, per ricordare insieme i valori dell'antifascismo e dell'impegno civile.

 

 

Da Seattle a Bologna,
Da Porto Alegre a Genova
CONTRO TUTTI I FASCISMI,
GLOBALIZZIAMO I DIRITTI



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