La competizione globale fa bene. Labbattimento delle frontiere doganali e lavvento del libe ro mercato hanno garantito un maggiore benessere a tutta lumanità: esiste un legame sta tistico indiscutibile fra la liberalizzazione del commercio e la crescita economica (Bèatrice Marre, relatrice alla conferenza ministeriale di Seattle).
La competizione globale fa bene, ma solo a una parte del mondo. Una crescita cè stata, ma non nel verso di una maggiore equità: nel 1948 (anno della nascita del GATT, lattuale WTO, il cui obiettivo è la liberalizzazione del mercato su scala planetaria, principalmente tramite labbassamento costante delle tariffe doganali) il 20% più ricco della popolazione mondiale disponeva di un reddito 30 volte maggiore di quello del 20% più povero; oggi il reddito dei più ricchi è maggiore di 82 volte! Questa è la crescita di cui si parla? Sui 6 miliardi di abitanti del pianeta, solo 500 milioni vivono nel benessere, mentre i bisognosi sono 5,5 miliardi (fonte: Le monde diplomatique).
Tuttavia, anche se il divario tra paesi più ricchi e paesi più poveri è aumentato, oggi esistono organismi che operano per migliorare le condizioni dei paesi in via di sviluppo. Ad esempio, lFMI (Fondo Monetario Internazionale) presta denaro ai paesi con problemi di pagamento, cioè con deficit commerciali. Lunica condizione per chi ottiene un prestito è rispettare alcune direttive suggerite dal Fondo: privatizzazioni, riduzione della spesa, riforme strutturali. E vero che gli interventi dellFMI hanno prodotto un cambiamento nella politica economica dei paesi in cui è intervenuto, prestando soldi e imponendo condizioni.
In Messico, ad esempio, tra il 1984 e il 1994 la quota del reddito nazionale ricevuta dal 10% della popolazione più ricca è passato dal 34.27% al 41.24%, mentre la quota distribuita tra il 40% della popolazione più povera è passata dal 12.72% al 10.81%.
Allo stesso modo, negli ultimi 20 anni, in Argentina è raddoppiato il numero di poveri, cèe stato un assottigliamento del ceto medio ma allo stesso tempo si è registrato un forte aumento nelle quote del reddito nazionale assorbite dal 10% della popolazione più ricca (fonte: The development gap).
Comunque, la grande disponibilità di risorse di cui possono oggi disporre le nazioni più ric che ha garantito un forte sviluppo nella ricerca e un incremento senza precedenti delle cono scenze, che rappresentano una ricchezza comune a tutta lumanità, un beneficio anche per i più poveri.
Che laccesso ai saperi sia possibile per tutti può sembrare scontato. Che lo sia per pochi è una realtà. Le multinazionali vogliono ricavare un profitto anche da quella produzione virtuale, naturalmente riproducibile, che è il sapere, controllandone la diffusione e creando una artificiale rarità che consenta di stabilire un prezzo. Gli accordi internazionali in materia di diritti sulla proprietà intellettuale hanno favorito questo processo, impedendo a chi non possedesse risorse sufficienti di godere dei frutti della ricerca.
In Thailandia, per affrontare la meningite da criptococco, una malattia mortale associata allAIDS, esisteva fino al 1998 un solo farmaco prodotto dallamericana Pfizer. Efficace ma a un prezzo esorbitante: circa 600.000 lire. Per un paziente allinizio della cura, questo voleva dire una spesa mensile di 750.000 lire, una volta e mezzo lo stipendio di un dirigente. Due ditte thailandesi riuscirono finalmente a commercializzare un prodotto equivalente al prezzo di 200.000 la scatola. Ancora troppo caro per gran parte della popolazione, ma nettamente più accessibile. Sei mesi dopo, le vendite erano vietate: avvertito da Pfizer, il governo statunitense aveva minacciato le autorità tailandesi di tassare le loro principali esportazioni (legno, gioielli, microprocessori..) se non avessero rinunciato alla produzione del farmaco (fonte: Le Monde diplomatique).
Fermiamo lincubo della competizione globale, lo sfruttamento selvaggio di milardi di persone, la distruzione dellintero pianeta.