Bologna - tel. 051203198
info@bologna.social-forum.org
www.bologna.social-forum.org
Logo Contropiani
BOLOGNA SOCIAL FORUM INFORMAZIONE RETE DOCUMENTAZIONE CALENDARIO E APPUNTAMENTI HOME
Documentazione
In evidenza:

Liste del BSF

Sottoscrivi
Cancella



 
Cerca nel sito o nel web
Mappa del sito
Sito
Web

powered by FreeFind




COMUNICAZIONE DI GIACOMO DE BARRE
ALL’ASSEMBLEA DEL COMITATO
CONVOCATA A NAPOLI IL GIORNO 3.6.2000


gruppo con i Sinti italiani
collegato al Comitato Nazionale Rom e Sinti (CoNaReS) costituitosi a Firenze il 4.3.2000


Cari amici,

voglio prima di tutto rivolgere il saluto mio e dei Sinti di Modena ai Rom, ai Sinti e ai gagi riuniti a Napoli per discutere della nostra situazione. Anche se con molte differenze, soprattutto nel modo di vivere, Rom e Sinti sono lo stesso popolo. Io sono un sinto valcio, cioè di origine francese e devo dire che, da quando i miei antenati sono venuti in Italia, non è che questo paese ci abbia trattati molto bene. Alla pari dei Rom venuti di recente dall’est, noi Sinti italiani siamo discriminati e abbiamo bisogno di combattere tutti insieme, prima di tutto per il rispetto dei diritti umani e civili, insieme ai nostri fratelli Sinti e Rom di tutto il mondo e con i gagi al nostro fianco. Credo che sia fondamentale che anche in Italia i Sinti e i Rom comincino a prendere la parola sulle cose che li riguardano; credo anche che sia giusto portare i nostri reclami, le nostre proteste e le nostre richieste sino alle corti e alle commissioni europee e internazionali, che ci possono aiutare molto più di quanto hanno fatto i politici italiani negli ultimi 25-30 anni. Credo sia importante che i giovani conoscano la storia, soprattutto la nostra storia affinché certe cose orribili che ci sono capitate non si ripetano e penso che anche in questo i gagi ci possano dare una mano, anche se non possono mai, in alcun modo, sostituirsi a noi.
Devo dire che sinora l’unità dei Sinti e dei Rom è avvenuta solo nella fede, grazie ai Vangelisti. Chi assiste a uno dei loro culti può vedere insieme Sinti e Rom molto diversi tra loro; credo che dobbiamo tenere presente questo fatto se vogliamo ricercare l’unità dei Sinti e dei Rom.

Il problema di vivere nei campi (pensate che io in un campo di concentramento ci sono addirittura nato, nel 1940) è uno di quei problemi che abbiamo in comune con i nostri fratelli Rom e Sinti che vengono da altri paesi. Ormai sui campi è stato detto di tutto, anche se forse non sarà mai abbastanza e comunque non sarà mai come viverci. Qui si parla da molto tempo di micro-aree, pezzi di terra comunale da assegnare a singoli gruppi familiari in base alla legge e ai contributi regionali. In questo, ad esempio, noi Sinti siamo diversi da quelli che chiamiamo i Rom slavi. Infatti noi non vogliamo lasciare le nostre carovane ma cerchiamo solo un posto dove appoggiarle, un posto con un po’ di ghiaia, dei servizi decenti e un po’ di intimità familiare; infatti il sapere di poter girare con il nostro lavoro ci fa sentire più liberi, mentre molti Rom slavi sono abituati a stare nelle case.
La nostra legge regionale non è male, ma i comuni non la applicano e nessuno può costringerli a farlo. Essendo noi chiusi nei campi, con poco spazio e un sacco di burocrazie (ad esempio andiamo al Centro stranieri anche se siamo italiani) e aumentando le difficoltà nel girare con le giostre (lo spettacolo viaggiante è da sempre il nostro mestiere), molti Sinti si sono abituati a fare affidamento su quello che si riesce ad ottenere dai gagi attraverso le associazioni. Di solito, però, le associazioni distribuiscono le cose secondo un criterio tutto loro, del quale nessuno ci rende partecipi, come nessuno ci rende partecipi di quanti sono e come vengono spesi i soldi in nostro favore. Come la convivenza forzata al campo tra famiglie che hanno stili di vita e mestieri molto diversi, questa è una cosa che con il passare degli anni ha finito per creare molto malumore tra di noi, con frequenti liti e perdita di fiducia. Tutti noi, invece, crediamo che dovremmo essere almeno consultati e poter dire la nostra su questi argomenti, visto che in fondo siamo i destinatari di questi aiuti.

A parte il campo e il rapporto con le associazioni, un problema è costituito dal lavoro. Pochi di noi hanno ancora le giostre: per noi dello spettacolo viaggiante i problemi si chiamano tasse alte, regolamenti severi, poche piazze e a volte un atteggiamento ostile e razzista nei nostri confronti, atteggiamento che purtroppo sembra peggiorare negli anni invece di migliorare. Molti dei nostri giovani, però, non sono nati nel viaggio. Molti di loro le giostre non le hanno neanche mai viste e se avessero qualche opportunità seria di lavoro dipendente saprebbero farsi valere. Il difficile, semmai, è per noi adulti che, abituati a viaggiare, ci troviamo piantati per sempre in un campo-nomadi. Credo che formare delle cooperative potrebbe essere un’idea che funziona, ma al fianco di qualche gagio di fiducia che ci aiuti con la parte più burocratica.

La difesa dalle discriminazioni è una delle necessità che stanno diventando più drammatiche con il passare del tempo. L’atteggiamento delle forze dell’ordine peggiora. Quando vengono al campo, in numero sempre spropositato e con fare eccessivamente rude, ci prendono sotto tutti: colpevoli, sospettati, innocenti, bambini, donne, anziani, disabili. Ci sequestrano gli averi e dobbiamo essere noi a dimostrare la nostra innocenza. I giornali escono con titoli che ci dipingono come criminali e quando l’inchiesta dimostra che non era niente, o era poca cosa, scrivono sì e no due righe. Nel frattempo, agli occhi di tutti i gagi siamo diventati dei feroci assassini. Se ci sentiamo umiliati dagli abusi e cerchiamo di difenderci prendendo un avvocato, è comunque molto difficile perché c’è pregiudizio nei nostri confronti da parte dei giudici e degli stessi avvocati. Bisogna sempre sperare di trovare la persona giusta che dà una mano, perché per le cosiddette “vie normali” il sinto ha sempre torto.
Anche quelli che riescono a comprarsi un pezzo di terra incontrano molti problemi e spesso passa molto tempo prima che riescano a farsi accettare dalle autorità. Non parliamo poi dell’andare a cercare lavoro: appena siamo identificati come “nomadi” diventa praticamente impossibile e anche la frequenza scolastica può essere problematica, sia per chi sta fermo al campo, sia per chi gira con le giostre. A volte mi chiedo da dove viene tutta questa cattiveria; la gente non ci vuole più bene come una volta.

Credo che una piattaforma nazionale possa essere portata avanti da Rom, Sinti e gagi insieme, anche se poi le richieste dei Sinti italiani e dei Rom di altri paesi non possono essere le stesse, perché sono diversi molti dei problemi. Credo che una bozza di questa piattaforma debba essere fatta circolare e discussa in modo serio e approfondito in tutti i posti dove vivono i Sinti e i Rom. Allora forse anche i molti Sinti che hanno perso la fiducia potrebbero sentirsi più coinvolti. Credo che pur avendo i gagi al nostro fianco, dobbiamo essere noi Sinti a prendere la parola, per il nostro presente e per il futuro dei nostri figli e nipoti. E’ importante fare degli incontri a livello locale, ma nell’organizzarli si devono tenere presenti le distanze e le nostre esigenze di lavoro.
E’ importante denunciare agli organismi europei e internazionali quello che succede in Italia. E’ importante che ci venga assicurato uno spazio dove vivere e che non sia uno spazio che diventa angusto appena la famiglia si allarga un po’. E’ indispensabile che per noi giostrai ci siano sempre piazze dove lavorare, senza intolleranze, e un lavoro decente e dignitoso a chi non ha più le giostre.
Vogliamo finalmente saperne di più sui finanziamenti che ci riguardano. Speriamo in un atteggiamento meno razzista da parte dei gagi, tutti quanti. In fondo siamo tutti parte della stessa razza umana e ognuno di noi ha gli stessi problemi e di solito ci rimette sempre il più debole, indipendentemente dalla razza. Noi Sinti siamo discriminati e insultati da mille anni almeno, ma io credo che non dobbiamo aver paura di parlare a voce alta.
Per questo saluto gli amici Sinti, Rom e gagi che si sono riuniti a Napoli e li ringrazio per l’opportunità di prendere parte al dibattito con questa lettera.

per i Sinti modenesi
Giacomo De Barre “Gnugo”

comunicazione raccolta da Davide Ravera
e rivista con l’autore

Bastiglia (Mo), 2 giugno 2000


BOLOGNA SOCIAL FORUM INFORMAZIONE RETE DOCUMENTAZIONE CALENDARIO E APPUNTAMENTI HOME