Anna che dire...
Il 23.12.1990 mattino presto. La banda della "Uno Bianca" spara e ammazza in via Gobetti.
Robolfo Bellinati e Patrizia della Santina, rimangono a terra assassinati. La madre di Anna, Lucaci Lirije è ferita; perde metà mano e parte della clavicola. Sua figlia aveva nove anni. Nell'accoglienza abusiva Anna aveva vissuto l'aggressività degli incontri con un mondo non suo e aveva capito la risposta possibile: la chiusura.
Insieme con altri colleghi e compagni di strada maestri e operatori sociali come Antonia Dattilo, Maurizio Pulici, Gabriele Ventura, Antonella Gandolfi ed altri ancora, ci siamo messi a lavorare. Abbiamo seguito i figli orfani della Patrizia ed i figli della Lirije. Siamo stati con Anna. Abbiamo cercato insieme di capire, di sapere di rispondere, di vivere.
La risposta organizzata si è nutrita di speranza. Speranza per afferrare le cose e capire. Speranza per cambiare Speranza per resistere e vivere. Speranza per superare un infanzia sola e separata.
Una e più speranze per riprendere a vivere e vivere riprendendo a sapere. A sapere come stanno le cose. La scuola, le lettere, lo scrivere. A sapere del mondo guardando da angoli diversi, prospettive diverse. Per non ridursi al semaforo per non chiudersi al campo. Il lavoro. Per saper del passato e a cercare futuro con il lavoro, con i corsi di formazione, con i modi "raffinati" per cercarlo. Per saper dell'amore e delle relazioni, i sogni del matrimonio e della famiglia.
Una speranza lenta che chiedeva aiuto anche ad altri contesti e ha cercato di trascinare i meccanismi istituzionali o i meccanismi degli apparati influenti., che ha cercato l'aiuto degli ingegneri del sociale e della politica. Una speranza che è rimasta sola, avvolta di amicizie ma collocata sempre nella separazione, nell'apartheid dei campi. Dove ogni mossa per una mobilità sociale è corrosa dalla logica dell'ordine pubblico, dove ogni sogno si consuma alle inesistenti strutture igieniche con la scusa delle regole.
Una speranza che forse non è riuscita o forse è riuscita a depositarsi sulla felicità di un matrimonio e sul futuro dei figli.
3 Aprile 2000. Anna perde i suoi due figli, Alex e Amanda, nel rogo del campo di Santa Caterina. Che dire oggi ad Anna? Che cosa spiegare? I meccanismi dell'esclusione? Le ragioni della sicurezza? Il mondo feroce del mercato e della globalizzazione? Le ragioni di Stato del Governo? I flussi dei profughi? La legge sull'immigrazione? La clandestinità? La responsabilità istituzionale? I centri di prima accoglienza? I centri di detenzione? La spesa Comunale per gli immigrati? Gli interventi sociali e scolastici? La Guerra? I meccanismi istituzionali? La solidarietà del Volontariato? L'utilità dei Servizi? Le amicizie? La dignità? Il futuro? E ancora una volta la speranza?
Forse potremmo riempirci di parole. Forse potremmo riprendere a progettare e a sognare. Forse potremmo trovare le ragioni per parlare ancora.. da domani, perché tutto passa. L'unica cosa che mi sento di dire e di chiedere ad Anna, se il dolore le permette di sentirmi è scusa. Ci siamo lasciati a sperare con speranza, travolgendo e indebolendo le nostre e le sue difese. Anna, scusa.